Marilyn and Friends |
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155 immagini della celebre diva, mito e icona del XX secolo, e dei suoi amici ed attori contemporanei |
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MARILYN AND FRIENDS
FOTOGRAFIE DI SAM SHAW & LARRY SHAWDesenzano del Garda Galleria Civica Gian Battista Bosio Palazzo Todeschini15 Giugno 14 Settembre 2008 |
| ORARIO: da martedì a venerdì 10,30/12,30 – 17,00/20,00; sabato e festivi 10,30/12,30 – 17,00/22,00 Il volume/catalogo è edito da Alinari, prezzo speciale in mostra Euro 35,00 Curata da Armand Deriaz e Charles Henri Favrod, l’esposizione, una esclusiva Alinari, presenta Un terzo degli scatti in mostra sono dedicati a Marilyn, selezionati tra i ritratti inediti di Shaw, un centinaio invece le foto degli “amici”. |
| Introduzione alla mostra di Charles-Henri Favrod È’ nel 1957 che Roland Barthes raccoglie una serie di articoli scritti precedentemente, che pubblica con il titolo di Mythologies. Nel tracciare un bilancio dei miti del XX secolo, non manca di sottolineare che per lui “il mito è un linguaggio” e i suoi esempi, tutti tratti della vita quotidiana, tendono a dimostrare che essi costituiscono un sistema di comunicazione, un messaggio, una forma. Occorre conferire a questa forma dei limiti storici, delle modalità d’uso e, dentro di essa, reinventare la società. Quando Barthes chiosa questi miti, Marilyn Monroe non è ancora assurta al firmamento delle dive. Sceglie Greta Garbo e osserva che, iconograficamente, il suo volto, la sua immagine racchiudono due epoche, rappresentano una trasformazione, dal terrore alla seduzione. “Sappiamo – egli scrive - che oggi ci troviamo al polo opposto di questa evoluzione: il volto di Audrey Hepburn, ad esempio, è individuabile non solo per la sua impostazione particolare (donna infantile, donna tenera), ma anche in base alla sua persona, a una specificità pressappoco unica del volto, che non ha più nulla di essenziale, ma è costituito da una infinità di funzioni morfologiche. Sotto il profilo del linguaggio, la particolarità di Greta Garbo è di ordine concettuale, quella di Audrey Hepburn è di ordine sostanziale. Il volto della Garbo è una Idea, mentre quello della Hepburn è un Evento.” È giocoforza constatare che Marilyn Monroe, soprattutto a causa del suo tragico destino, da Evento è tornata ad essere Idea. Da viva, Norma Jean Baker, che in arte portava stranamente un cognome patriottico rappresentava un tipo di donna ‘monella’ attraente e sfuggente, seducente per alcuni, perniciosa per altri. In questo libro e nell’ambito della mostra, essa viene presentata sotto un profilo estremamente familiare e vivo, mai come vittima del suo personaggio. Tuttavia, nel suo carattere spontaneo e naturale è già presente quell’arcano che la sublimerà, che ne farà un simbolo e un emblema, l’icona del XX secolo, i cui sortilegi hanno sempre una portata universale. Sam Shaw (1912-1999) si definiva egli stesso “newyorkese dell’East Side”. Dapprima fa il pittore e lo scultore, ma dopo avere scoperto la fotografia lavora ben presto come reporter di Collier’s Magazine e, fino dagli anni 1940, diventa famoso per le sue inchieste effettuate attraverso gli Stati Uniti in compagnia di Harry Henderson Jr. Tra queste, possiamo citare un servizio dedicato ai minatori della Virginia e un altro ai musicisti di New Orleans, che gli procurarono profonde amicizie negli ambienti del jazz. Poco dopo affronta anche il resto del mondo, ma è felice e comunque rasserenato di ritrovare l’America. Negli anni dal 1950 al 1960 firma le prestigiose copertine di Life e di Look. È a questo punto che comincia a interessarsi al cinema, quando realizza il sensazionale ritratto di Marlon Brando in maglietta nel film Un tram chiamato desiderio, nel 1951. L’anno seguente sarà la volta di Viva Zapata e dell’incontro con una esordiente che lo affascina: Marilyn Monroe. Non l’abbandonerà più dal momento che diverrà il fotografo di scena e anche il consigliere di Billy Wilder. Sarà lui, nel 1955, a suggerire al regista la famosa sequenza con la gonna sollevata dall’aria calda nel film Quando la moglie è in vacanza, in occasione della prima ripresa cinematografica effettuata direttamente in una strada di New York, a Lexington Avenue. Per una migliore riuscita della scena Sam Shaw ritiene opportuno di installare un ventilatore sotto il chiusino del tombino! I ritratti di Marilyn si susseguono, molti rimarranno inediti per lungo tempo, mentre altre immagini avranno invece una diffusione immediata, quelle di Paul Newman e di Sidney Poitier e soprattutto di donne, che lo ispirano maggiormente: Ingrid Bergman, Sophia Loren, Anna Magnani, Liz Taylor o Jane Fonda. D’altronde, non si accontenta di fare il fotografo delle dive, alle quali conferisce una forte dose di magnetismo grazie al suo talento. Amico di John Cassavetes, lo aiuta finanziariamente a produrre i suoi film fino dal 1960 e si cimenta al tempo stesso come progettista e architetto-scenografo. Il regista non nasconde la propria ammirazione per il fotografo che aveva soprannominato “il moderno Prassitele che rivela la bellezza della nuova Afrodite”. Senza fare il Pigmalione, Sam Shaw ha foggiato, modellato e modulato una creatura di sogno, la cui morte tragica lo lascia sconvolto. È forse la ragione per la quale ha conservato nelle sue cartelle tante fotografie inedite di lei che, oggi, la fanno resuscitare misteriosamente. Per evitare l’immagine di vedovo inconsolabile, bisogna anche dire che Sam Shaw è rimasto il buontempone di sempre, capace di far conoscere ai suoi amici i migliori ristoranti della terra, a cominciare da quelli di New York, evidentemente. Sam Shaw lavorò in stretta collaborazione con il figlio Larry (1937-2007), che fu anche l’assistente di molti grandi fotografi come Martin Munkacsi, Louis Faurer o Bert Stein. |




